Jack Dorsey, CEO di Twitter il nuovo editore

Jack Dorsey, CEO di Twitter, è stato chiamato dal Congresso americano in audizione virtuale a spiegare come la sua piattaforma abbia gestito l’informazione nel periodo elettorale, dunque prima e dopo le attesissime elezioni statunitensi dello scorso 03 novembre.
L’udienza è stata trasmessa in diretta streaming sul sito web della Commissione giustizia del Senato, noi di Byoblu abbiamo tradotto alcuni passaggi.

L’audizione del fondatore di Twitter Jack Dorsey

In questo blocco, il senatore repubblicano Ted Cruz incalza il fondatore di Twitter Jack Dorsey chiedendogli spiegazioni sulla condotta del social network, in particolare per le censure di numerosi tweet

CRUZ: Quando Twitter edita, censura e silenzia il New York Post, quarto giornale più diffuso nel paese, e Politico, uno dei più importanti giornali del paese… Twitter si comporta come un editore quando decide quali articoli i reporter hanno o non hanno il permesso di scrivere e pubblicare?

DORSEY: No, e quell’account non è stato sospeso, era in conflitto con le norme sui materiali frutto di hackeraggio. Ehm, abbiamo realizzato che c’era un errore in quella normativa e nella sua applicazione e l’abbiamo corretta nel giro di 24 ore.

CRUZ: Aspetti, sto leggendo parola per parola un tweet postato da Twitter che recita: “il tuo account è stato bloccato”. Lei mi sta dicendo che ciò è impreciso?

DORSEY: Quello è un blocco che può essere sbloccato una volta cancellato il tweet.

CRUZ: Capisco che Twitter abbia un potere da “Camera stellata”. La vostra risposta è sempre: “beh, dopo che ti abbiamo silenziato, possiamo sempre decidere di lasciarti parlare”. Ma state tenendo un comportamento da editori! Passiamo ad un altro argomento: Signor Dorsey, esiste la frode elettorale?

DORSEY: Non lo so con certezza.

CRUZ: Lei è un esperto in frodi elettorali?

DORSEY: No, non lo sono.

CRUZ: E allora perché proprio adesso Twitter mette avvertimenti su praticamente ogni affermazione relativa a brogli elettorali?

DORSEY: Noi semplicemente rimandiamo ad un dibattito più ampio, cosicché le persone abbiano più informazioni.

CRUZ: No, non fate questo. Mostrate una pagine che dice, cito: “Ogni forma di frode elettorale è estremamente rara negli Stati Uniti”. Ciò non è un rimando ad un più ampio dibattito. Ciò equivale ad assumere una posizione politica e Twitter agisce come editore in questi casi. Voi avete il diritto di assumere una posizione politica, ma non potete far finta di non essere degli editori così da godere di benefici speciali ai sensi della Sezione 203.

DORSEY: Quel link rimanda ad un dibattito più ampio con tweet di editori e persone provenienti da tutto il paese.

CRUZ: Signor Dorsey, la seguente affermazione sarebbe in violazione delle norme di Twitter? “Il voti postali restano la maggiore fonte di potenziali brogli elettorali”.

DORSEY: Suppongo che la etichetteremmo così da fornire un contesto più ampio alle persone.

CRUZ: Che mi dice di questa citazione: “Sussiste la possibilità di brogli elettorali in particolare quando organizzazioni esterne e attivisti di partiti politici sono coinvolti nello scrutinare i voti postali”. Twitter segnalerebbe ciò come potenzialmente fuorviante?

DORSEY: Non so precisamente come agiremmo in merito, ma molte di queste avrebbero un’etichetta che indirizzi le persone verso un dibattito più chiaro, un dibattito più ampio.

CRUZ: Beh, ha ragione, le segnalereste poiché adesso avete assunto una posizione politica secondo cui i brogli elettorali non esistono. Faccio notare che ambo le affermazioni provengono dalla Commissione Carter Baker per la riforma elettorale federale, sto parlando del presidente Democratico Jimmy Carter e dell’ex segretario di stato James Baker. E la posizione di Twitter è essenzialmente: “i brogli elettorali non esistono”. È a conoscenza del fatto che solo 2 settimane fa nello stato del Texas una donna è stata accusata con 134 capi d’imputazione per frode elettorale? È a conoscenza di ciò?

DORSEY: Non ne sono a conoscenza.

CRUZ: C’era un tempo in cui i Democratici accoglievano e difendevano i principi della libertà di parola, c’era un tempo in cui i Democratici accoglievano e difendevano i principi della libertà di stampa. Eppure c’è un assoluto silenzio da parte dei democratici nel far sentire la loro voce riguardo agli organi di stampa censurati dal Big Tech, c’è un assoluto silenzio da parte dei Democratici in merito ai cittadini silenziati dal Big Tech. Al contrario, c’è una richiesta di usare ancora più potere per silenziare il dissenso e ciò costituisce un istinto totalitario che reputo essere molto pericoloso. Nel contempo in cui il Big Tech esercita enormi poteri, esso gode di enormi benefici per effetto della Sezione 230, un’immunità speciale da responsabilità di cui nessun altro beneficia. Il Congresso ha di fatto concesso un sussidio alle aziende del Big Tech, mentre esse stanno diventando tra le più ricche multinazionali sulla faccia della terra. Signor Dorsey, vorrei dapprima concentrarmi su Twitter e chiederle per prima cosa se Twitter è un editore.

DORSEY: Se Twitter è un editore? No, non lo siamo. Noi distribuiamo informazioni.

CRUZ: E dunque cos’è un editore?

DORSEY: Un’entità che pubblica in base a linee guida e decisioni editoriali.

CRUZ: Ecco, si da il caso che la sua risposta sia contraria al testo della legge federale, in particolare alla Sezione 230, la quale definisce un fornitore di contenuti informativi su internet come qualsiasi persona o entità che è responsabile in tutto o in parte per la creazione o lo sviluppo di informazioni fornite tramite internet o qualsiasi altro servizio informatico interattivo. Lasci che le chieda: Twitter agiva come editore quando ha censurato il New York Post?

DORSEY: No, noi abbiamo regole molto chiare in merito alle condotte consentite sulla piattaforma e se c’è una violazione, pendiamo misure esecutive. Le persone scelgono di impegnarsi al rispetto di tali regole e condizioni di utilizzo.

CRUZ: Soltanto che le vostre regole vengono applicate in modo parziale e selettivo. Avete sostenuto che si trattasse di materiale frutto di hackeraggio, eppure non avete bloccato la distribuzione dell’articolo del NY Times dove si affermava di parlare della dichiarazione dei redditi del presidente Trump, nonostante una legge federale considera reato la diffusione di una dichiarazione dei redditi quando il relativo titolare non vi abbia acconsentito. Non avete bloccato affatto quella discussione, giusto?

DORSEY: La nostra normativa si focalizzava sulla diffusione di materiali frutto di hackeraggio. Nel caso del NY Times…

CRUZ: Avete bloccato la discussione con il materiale relativo alla dichiarazione dei redditi del Presidente?

DORSEY: Nel caso del NY Times l’abbiamo interpretato come relativo a materiale frutto di hackeraggio…

CRUZ: Avete bloccato Edward Snowden quando ha illegalmente distribuito materiale?

DORSEY: A questo non ho una risposta.

CRUZ: La risposta è no. Non avete usato ciò in maniera selettiva. Posso chiederle se stavate agendo in qualità di editori quando avete costretto Politico, altro organo di stampa, a cancellare i suoi tweet relativi a un argomento da voi ritenuto inaccettabile?

DORSEY: No, stavamo applicando il nostro regolamento e le nostre condizioni di utilizzo.

CRUZ: Dunque, il 15 di ottobre Jake Sherman, un reporter di Politico, ha twittato quanto segue: “Ieri mattina ho twittato un link a un articolo del New York Post non appena è stato lanciato. Mi sono immediatamente messo in contatto con la campagna di Biden per sapere se avessero una risposta al riguardo. Magari l’avessi letto più attentamente prima di twittarlo. Twitter mi ha sospeso.” Quindi praticamente abbiamo un reporter, che riporta in merito ad un articolo e chiede all’altra parte un commento e Twitter dice: “Ciao Jake Sherman, il tuo account è stato bloccato per aver violato le regole di Twitter”. Ora, cos’ha fatto il reporter di Politico? Immediatamente dopo ha twittato: “Il mio scopo non era diffondere informazioni…” Beh, ciò è già un po’ inquietante di per sé “…il mio scopo era stimolare domande relative all’articolo…” Oh miei padroni della Silicon Valley, io stavo attaccando il New York Post, voi non capite, io li stavo attaccando! “…così come ho fatto nei tweet successivi, e verificare se la campagna di Biden avrebbe fornito risposte. Più tardi le risposte le ha date.” E poi, poco dopo, Sherman ritorna scrivendo: “Il mio account è chiaramente non più sospeso, ho cancellato il tweet”. Quando Twitter edita, censura e silenzia il New York Post, quarto giornale più diffuso nel paese, e Politico, uno dei più importanti giornali del paese… Twitter si comporta come un editore quando decide quali articoli i reporter hanno o non hanno il permesso di scrivere e pubblicare?

DORSEY: No, e quell’account non è stato sospeso, era in conflitto con le norme sui materiali frutto di hackeraggio.

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